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13 Dicembre 2007

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13 Dicembre 2007

Hockey su pista - Coppa Italia

L’allenatore dell’Amatori si rammarica per come sono nati i primi tre gol del Follonica

«Sarà dura digerire questa delusione»

Anche a mente fredda Crudeli recrimina per la sconfitta di martedì

LODI - Un giorno dopo la sfortunata finale con il Follonica in casa Amatori non si è ancora affievolita la delusione per aver mancato un traguardo storico come quello della Coppa Italia. Nonostante la grande voglia di vincere dei giallorossi e un primo tempo giocato su ottimi livelli, il trofeo se n’è andato in Maremma, dove ormai “risiede” da ben quattro stagioni. E in Roberto Crudeli, tecnico dei lodigiani, l’amarezza è ancora tanta: «È passato ancora troppo poco tempo per aver dimenticato questa sconfitta. Si dice sempre che le finali è bello giocarle, bisogna arrivarci e quant’altro, ma la realtà è che poi se si perde è come se non si fosse fatto quasi niente - spiega l’allenatore-giocatore di Forte dei Marmi -. Dispiace soprattutto per la gente, che l’altra sera è stata eccezionale, e per i ragazzi che come me ci tenevano molto ad alzare questa coppa. Ci vorrà un po’ di tempo per digerire questa sconfitta, ma bisogna cercare di farlo alla svelta, perché c’è ancora da giocare tutto un campionato in cui dobbiamo centrare l’Europa». Il tecnico giallorosso torna poi sulla partita e ne individua il momento decisivo e dove i suoi hanno perso: «Mi è piaciuto moltissimo l’approccio dei ragazzi alla gara, abbiamo disputato un ottimo primo tempo in cui avevamo messo alle corde il Follonica: il problema è che abbiamo ancora una volta fallito troppo sotto porta vista la mole di occasioni create. Nella ripresa poi abbiamo preso i primi tre gol in situazioni particolari, un tiro della disperazione da lontanissimo, un rigore che non c’era e un’azione fortunosa, e lì la gara è finita: gli ultimi gol non fanno testo perché li abbiamo presi quando ci siamo scoperti. Dispiace perché, senza aver concesso granché, abbiamo subìto i tre gol che hanno deciso la finale. Se avessimo chiuso il primo tempo almeno sul doppio vantaggio magari sarebbe andata diversamente».Il rischio è che il ko in Coppa possa avere ripercussioni pesanti anche nelle prossime gare: «Se la sconfitta con il Follonica avrà ripercussioni sulla testa della squadra lo scoprirò solo sabato sera a Breganze: certo dobbiamo dimenticare in fretta la gara di martedì senza farci condizionare a livello mentale - continua Crudeli -. Non sarà semplice perché per mesi abbiamo lavorato a questo obiettivo, ma dobbiamo voltare pagina: a Breganze ci attende una partita difficilissima che dobbiamo vincere a tutti i costi anche per riprendere il passo giusto in campionato». Crudeli infine ha ben chiaro quale sia l’aspetto da migliorare per far esplodere il suo Amatori: «Credo che la squadra debba crescere in fase offensiva e fare molti più gol. Penso che sia solo un momento passeggero, perché le occasioni le creiamo in ogni partita, ma ne sfruttiamo meno della metà. Difendiamo bene, giochiamo un buon hockey, ma concretizziamo troppo poco e questo finora ci è costato punti pesanti: è ora di cambiare la rotta e per farlo serve che tutti si applichino e si impegnino al massimo».

Stefano Blanchetti

Tutti gli addetti ai lavori in tribuna martedì lodano la città e il pubblico

Lodi si gode la vittoria sugli spalti: «È stato lo spot ideale per l’hockey»

LODI - La finale di Coppa Italia di martedì sera ha promosso Lodi e la sua gente a pieni voti. Nonostante l’Amatori non sia riuscito nell’impresa storica di tornare ad alzare la Coppa Italia, approdata per il quarto anno consecutivo nella bacheca del Follonica dei record, la città non si smentisce, offrendo una cornice d’altri tempi con il “PalaCastellotti” esaurito in ogni ordine di posti: un bello spot per l’hockey su pista. Tra i 2500 presenti martedì sera numerose erano le autorità e i personaggi di spicco dello sport a rotelle e non solo, tutti entusiasti dello spettacolo offerto in pista e soprattutto sugli spalti. Il primo a promuovere la serata lodigiana è Leo Siegel, presidente della Lega Hockey: «Lodi ai grandi appuntamenti non tradisce mai ormai da moltissimi anni - le sue parole -. Il “tutto esaurito” di martedì, in una serata di nebbia e di difficoltà di movimento, testimonia che questa è una delle piazze più importanti d'Italia. Un grande pubblico, colorato e corretto, uno spot ideale per l’hockey. In pista ha vinto il Follonica, ma sugli spalti ha vinto senz’altro la gente di Lodi. All’Amatori darei un bel 6, al pubblico lodigiano senza dubbio un 10». In tribuna anche Giorgio Granati, ex allenatore di Amatori e Bassano, nonché preparatore fisico della Nazionale per oltre un decennio: «La serata di martedì mi ha riportato indietro di almeno quindici anni e mi ha ricordato le partite con gli azzurri giocate in questo palazzetto nel 1990 e nel 1993. Voglio fare i complimenti a Crudeli, a cui sono molto legato, per dove ha portato la squadra in così poco tempo. Il problema è che di fronte c’erano giocatori imbattibili: vengono da un altro tipo di hockey e hanno troppo in più rispetto agli altri, capiscono sempre in anticipo le situazioni di gioco; inoltre le giocate di Bertolucci e i passaggi filtranti di Mariotti li possono fare solo loro e alla fine fanno sempre la differenza». Lodi promossa con lode anche per Tommaso Colamaria: «È stata una serata splendida, fantastica. Vedere il “PalaCastellotti” così pieno è stata una promozione eccezionale per il nostro sport - è il commento dell’ex difensore dell'Amatori anni Ottanta -. Sulla gara penso che alla fine sia andata come ci si poteva aspettare alla vigilia: l’Amatori ha fatto un’ottima figura, giocando un grande primo tempo e lottando come poteva contro una squadra di fenomeni. Solo che nella ripresa, quando il Follonica si è trovato sotto e si è messo a giocare, non c’è stata storia. Non è stato l’Amatori a concedere troppi spazi nella ripresa, ma sono i toscani che lo spazio se lo prendono da soli e alla fine portano sempre a casa il risultato». Chi la finale non l’ha vista dal vivo, ma sui teleschermi di RaiSportSat, è stato Rinaldo Uggeri, che provò la stessa amarezza dopo il ko nella finale del 1993: «Anche in tv si è potuto percepire bene la grande atmosfera che c’era al palazzetto e la grande risposta che ancora una volta il pubblico di Lodi ha dato. A un certo punto pensavo che ce la si potesse fare: nel primo tempo vedevo una squadra concentrata e quadrata, la nostra, e un Follonica intontito e nervoso, come si poteva capire anche dalle parole di Mariotti nei time out. Purtroppo poi nel secondo tempo, presi i primi due gol, l’Amatori ha provato a recuperare subito, scoprendo il fianco a un avversario che non sbaglia mai: mi è solo spiaciuto assistere nell’ultimo quarto d’ora a una sorta di allenamento del Follonica, quando una sfida del genere avrebbe meritato di finire con una maggior pathos». «Giocare una finale qui a Lodi con un pubblico del genere deve essere qualcosa di eccezionale - commenta Victor Bertran, argentino dell’Ash presente martedì in tribuna -, c’era veramente un'atmosfera unica. L’Amatori deve essere comunque contento: nonostante la sconfitta, ha raggiunto una finale e se l’è giocata per lunghi tratti. Contro i miei ex compagni però c’è poco da fare». Al “PalaCastellotti” c'era anche Andrea Ciceri, centrocampista del Fanfulla: «Per lo sport lodigiano è stata una grande festa, un evento eccezionale, da mettere i brividi. Il momento più emozionante è stato l’ingresso in campo delle squadre con 2500 persone che incitavano i loro beniamini: devo dire che sono stato un po’ invidioso, sarebbe fantastico avere una cornice del genere alla “Dossenina”. È un peccato solo per il risultato».

St.Bl.

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