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14 Dicembre 2007

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14 Dicembre 2007

Hockey su pista - Serie A1

Il 34enne lodigiano fu tra i protagonisti anche del trionfo dell’Amatori in Coppa delle Coppe del 1994

«Ogni finale ti lascia qualcosa dentro»

Folli paragona quella con il Follonica alle sfide degli anni Novanta

LODI - Le scorie della sconfitta in Coppa Italia sono ancora presenti e vive nell'ambiente lodigiano, un ambiente che per 25 minuti ha cullato un sogno meraviglioso. C’è ancora amarezza anche in Alessandro Folli, che da lodigiano sognava di alzare il trofeo davanti alla sua gente: «Penso che per un giocatore, specialmente per un lodigiano come me, entrare in pista da titolare in una finale in un palazzetto così stracolmo e con tutta la gente che ti incita sia qualcosa di indescrivibile; non sono tanti quelli che possono permetterselo. Questo non fa altro che aumentare il rammarico per non aver centrato un’impresa storica: peccato perché all’intervallo ci credevo davvero, cominciavo a pensare che potesse essere la volta buona dopo un primo tempo praticamente perfetto; e invece nella ripresa qualche leggerezza nostra e qualche errore arbitrale hanno lasciato campo libero al Follonica, che in certe situazioni non perdona». Il 34enne difensore ricorda poi le emozioni e le sensazioni vissute nelle altre tre finali disputate in carriera con la maglia giallorossa: «La finale del 1996 contro il Novara mi ha lasciato meno a livello di emozioni, perché ero più giovane, perché allora giocavo molto poco e purtroppo per il risultato finale. Quell’Amatori sbagliò approccio alla gara, alcuni non erano al top e se si somma tutto al valore dell'avversario ne viene fuori una finale squilibrata come quella - continua Folli -. Invece ho un ricordo splendido, anche se andò male, della finale di La Coruña: vincemmo in casa 5-2 e feci anche gol, in Spagna partii titolare davanti a 10mila persone e fu un'esperienza straordinaria. Peccato che poi perdemmo ai rigori, ma fu comunque una grande esperienza». La finale migliore fu senza dubbio quella di Coppa delle Coppe giocata e vinta a Lodi nel 1994: «Quella fu per me una soddisfazione enorme: ero giovane ed era la prima cosa importante che mi giocavo. Fu bellissimo tutto il percorso, culminato con la vittoria davanti al pubblico di Lodi che, come martedì, fu strepitoso. E poi i festeggiamenti post gara: sicuramente quella finale mi ha lasciato dentro molto». Tutte comunque sono state diverse rispetto a quella di martedì. «L’altra sera abbiamo affrontato la squadra più forte degli ultimi dieci anni - prosegue Folli -, abbiamo avuto un approccio alla partita eccellente e per metà gara abbiamo giocato alla pari. Ma se vuoi fare risultato contro il Follonica devi essere sempre perfetto, purtroppo nella ripresa non lo siamo stati e abbiamo perso la Coppa». Archiviata la delusione però adesso l’Amatori deve rialzare subito la testa e cominciare a volare in campionato: «Nell’ultimo mese abbiamo vissuto in funzione della finale e inconsciamente il pensiero di tutti andava sempre là - chiosa Folli -. Ora non sarà facile allontanare i fantasmi dell'altra sera, perché a livello mentale e nervoso ci ha lasciato molto, ma dovremo azzerare tutto e ripartire con maggior convinzione: se hai giocato alla pari una gara e mezza con il Follonica vuol dire che hai grandi potenzialità, sta a noi dimostrarlo contro tutti gli avversari per arrivare a raggiungere l’obiettivo Europa che ci siamo prefissati in questa stagione».

Stefano Blanchetti

Inizia con la Coppa dei Campioni 1982 una serie di ko interrotta solo due volte

Se non è una maledizione, poco ci manca. Quattordici finali, undici sconfitte: e nella storia dell’hockey lodigiano e giallorosso in particolare (Amatori prima, Amatori Sporting adesso) si allunga la serie di eventi che da grandi speranze si sono trasformati in cocenti delusioni. Negli albi d’oro restano i nomi dei vincitori, stavolta quello del Follonica; nella nostra memoria comunque il fatto che la Lodi dell’hockey è stata capace di riproporsi nell’elite del rotellismo a distanza di oltre dieci anni, allungando la sua tradizione attraverso tre decenni. Eppure la storia comincia bene: 1978, finale di Coppa Italia con l’Amatori di Livramento che pareggia 2-2 a Giovinazzo e travolge 7-1 i pugliesi al “Revellino” per alzare il primo trofeo della sua storia. Poi però arrivano due ko consecutivi, triste presagio di ciò che sarà: nel 1982 quello della storica finale in Coppa dei Campioni (dolce retaggio dello scudetto dell’anno prima) contro l’invincibile Barcellona (1-4 e 3-6) e nel 1983 quello nella prima finale scudetto della storia dell’hockey italiano contro il Vercelli (3-7, 6-5, il beffardo 2-2 di Martinazzo alla “bella” e poi 1-6 nello spareggio). Sono anni importanti anche il 1987 e 1988: arriva sì il ko in Coppa Italia con il Novara (2-8 e 4-8), ma lo cancella in fretta il primo trionfo europeo, quella Coppa Cers alzata al cielo del “Revellino” dopo la doppia sfida con gli spagnoli del Noya (5-7 e 6-3); l’anno dopo il bis in Coppa delle Coppe, ancora con il Noya che stavolta ce le suona (5-11 e 4-8). Poi qualche anno di buio fino ai primi anni Novanta. Due le finali (perse) nel 1993, sempre contro il Novara: prima quella di Coppa Italia nella sfida secca del “PalaCastellotti” (2-4) e poi quella per lo scudetto (2-6 e 4-11). L’anno dopo finalmente un’altra vittoria, quella nella Coppa delle Coppe: 4-3 e 6-2 agli spagnoli del Voltregà. Doppia finale infine nelle due stagioni successive: nel 1995 la Supercoppa europea prende la strada di Igualada (1-1 e 0-5) e la Coppa delle Coppe quella di Monza, sponda Roller (1-6 e 3-4); nel 1996 sono il Novara a strapparci la Coppa Italia (3-1 in gara secca al “Dal Lago”) e il Liceo La Coruña la Coppa delle Coppe (5-2 e clamoroso 3-7 ai rigori davanti ai 10mila spettatori del “Riazor”). Quell’estate l’Amatori sparisce, sulle sue ceneri nasce il Roller Lodi, che attraverso fusioni e cambi di denominazione arriva fino all’attuale Amatori Sporting. Che ha ricominciato la storia con una finale di Coppa Italia. Persa, ma l’importante è comunque esserci. E magari far sì che diventi un’abitudine, perché prima o poi...

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