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16 Ottobre 2007

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16 Ottobre 2007

Hockey su pista - Serie A1

Il difensore e allenatore dell’Amatori compirà 44 anni il 20 dicembre ma non vuole fermarsi

Generazione di fenomeni, Crudeli è il re

«L’età non conta: non ho difficoltà a saltare l’uomo o a marcare»

LODI - Fenomeno di una “generazione di fenomeni”. Di quella generazione che ha sfornato campionissimi capaci di far diventare grande l’hockey italiano, è l’ultimo a voler appendere i pattini al chiodo. Per lui il tempo sembra essersi fermato. Con quella maglia giallorossa con il numero cinque sulle spalle è tornato a comandare la difesa, esattamente come nel 1996 quando disputò l’ultima stagione difendendo i colori dell’Amatori. Roberto Crudeli compirà 44 anni il prossimo 20 dicembre, ha ancora la voglia e la determinazione di un giovanotto e non pensa nemmeno lontanamente di abbandonare la pista. Una carriera lunga più di venticinque anni, un caso quasi unico per l’hockey e per lo sport agonistico. Ma qual è il segreto?«La natura mi ha dato sicuramente una mano - spiega il difensore e allenatore dell’Amatori -. Fisicamente mi sento ancora molto bene e non ho avuto mai grandi problemi. Qualche anno fa ero particolarmente veloce, ora invece anch’io ho rallentato un po’ il ritmo ma riesco ancora a tenere bene la pista. Curo particolarmente la preparazione atletica e durante l’estate ho l’abitudine di fermarmi solo per una decina di giorni. E poi ho avuto la possibilità di giocare sempre in piazze di un certo tipo, dove spesso si lottava per traguardi importanti».Ma rispetto a qualche anno fa cos’è cambiato?«Fuori dalla pista cerco di stare molto attento all’alimentazione. Ora mi controllo molto di più rispetto al passato. In pista invece ho acquisito l’esperienza che mi permette di gestire al meglio le energie. Oggi cerco di amministrare le forze evitando le continue accelerazioni di qualche anno fa».L’hockey è uno sport in cui l’età media negli ultimi anni si è alzata, perché?«Nell’hockey conta il rendimento, non l’età anagrafica. Anche in America, in attività sportive molto professionali, conta la prestazione del giocatore e non l’età. Nel baseball e nel basket per esempio non è difficile trovare giocatori di una certa età. Oggi atleti alla soglia dei 40 anni sono in grado di esprimere ancora al meglio il loro potenziale. A mio avviso un atleta raggiunge il top della sua parabola agonistica verso i 30 anni, poi fino a 37 può dare il meglio stabilizzando il suo rendimento. Con una buona preparazione fisica e con un po’ di fortuna, poi, la carriera si può allungare oltre i 40 anni».Nell’hockey il cambio generazionale va un po’ a rilento?«Quando ero giovane, gente del calibro di Barsi e Giradelli a 30 anni veniva esclusa dalla Nazionale perché in circolazione c’erano talenti molto più giovani. Oggi non è così. Tra le nuove generazioni non c’è molta gente in grado di fare la differenza. La differenza la fa ancora gente come i Bertolucci o Enrico Mariotti. In questo hockey non ho alcuna difficoltà a saltare l’uomo e a marcare: in pista sento di poter dare ancora un contributo importante».Una carriera straordinaria per la quale non è giunto il momento di mettere la parola fine...«Ho due anni di contratto e un programma che voglio rispettare. Mi piacerebbe vincere ancora qualcosa prima di arrivare ai 45 anni. Dopo pochi mesi di lavoro siamo già arrivati in finale di Coppa Italia: abbiamo subito l’occasione per vincere qualcosa di importante. Tra due anni tracceremo un bilancio e vedremo. Prima di decidere se continuare valuto attentamente il mio rendimento della stagione precedente. L’ho fatto anche quest’anno prima di accettare di trasferirmi a Lodi».E per capire quale sarà il futuro del giocatore Roberto Crudeli non resta che aspettare altri due anni.

Mario Raimondi

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