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18 Febbraio 2008

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18 Febbraio 2008

Hockey su pista - Serie A1

Domani l’Amatori gioca al “Dal Lago” una sfida che torna a essere importante

«Che belle le mie sfide Lodi-Novara»

Roberto Citterio ricorda gioie e dolori di partite epiche

LODI - Torna “la partita”. E vale anche qualcosa. Non gli scudetti e le coppe come nei gloriosi anni Ottanta e Novanta, ma in questi tempi di vacche magre anche il quinto posto ha una sua valenza. Perché aprirebbe la strada a un quarto di play off “giocabile” contro il Valdagno, evitando le corazzate Viareggio, Follonica e Bassano. Domani sera il posticipo della 18esima giornata propone al “Dal Lago” l’eterna sfida tra Novara e Lodi. Che forse vista dalla parte piemontese è sempre stata una come tante. Ma per noi, orgogliosi e passionali lodigiani, è stato e resterà l’appuntamento clou dell’intera stagione. Sì, ci sono stati gli anni di accesa rivalità con il Vercelli (quanti strali lanciamo ancora al grande Martinazzo che ci strappò lo scudetto nel 1983) o il Roller Monza (che rabbia quella gara-5 di semifinale play off al “PalaSesto” nel 1995), ma Novara-Lodi e Lodi-Novara per chi ha vissuto l'hockey sono sempre state il top. Spesso e volentieri ce le hanno date. A volte di santa ragione. Ma ogni tanto ci scappava la grande gioia.Dai cassetti dei ricordi tiro fuori due partite: la più grande soddisfazione e la più grande delusione. Amatori-Novara 5-1 del 9 marzo 1985, quella del “massacro di Fort Lodi”, quella della sonora lezione inferta ai futuri campioni d’Italia. E Novara-Amatori 10-1 del 17 marzo 1990, quella della clamorosa eliminazione dalla Coppa Cers dopo l’altrettanto clamoroso 5-0 (per noi) dell’andata. In entrambe le occasioni tra i protagonisti c’era un gigante monzese che risponde al nome di Roberto Citterio. «Me le ricordo benissimo entrambe», racconta il “Citt”. E allora via: «Il famoso “massacro di Fort Lodi” fu in realtà una partita sì abbastanza dura, ma nella tradizione di quelle di quegli anni al “Revellino”. Sì, ricordo le polemiche e quel titolo di un giornale novarese (era “Hockeypista”, ve lo offriamo qui a fianco, ndr), ma credo che loro alla fine non ebbero la voglia di giocarsela fino in fondo e che a qualcuno facesse comodo fare un po’ di circo...». Le cronache (e la memoria di chi scrive) parlano invece di una serie di clamorose legnate su gambe, braccia e parti basse dei giocatori del Novara: «Beh, sì, Pino Marzella se ne prese una là sotto - ride il “Citt” -. E ricordo che a Massimo Mariotti qualcuno nel secondo tempo consigliò di non rientrare in pista. Invece quello occorso al compianto Dal Lago (che lasciò due denti sulle piastrelle del “Revellino”, ndr) fu davvero un incidente: mise un pattino sul bastone, non ricordo se il mio o quello di Victor Rosado, inciampò e picchiò la bocca sull’altro. Prese una bella “castagna”, ma nessuno alzò la stecca per colpirlo, tutto si svolse a terra. Davvero». Da parte novarese partì addirittura un reclamo al giudice sportivo, ovviamente respinto. Ma fa capire il clima che si respirava. Perché l’Amatori perdeva regolarmente a Novara, ma il Novara in quegli anni a Lodi ci lasciava spesso le penne: «Il “Revellino” faceva paura da sé a quei tempi - soggiunge Citterio, che ormai non si occupa più di hockey -. E il Novara regolarmente ci perdeva. Era la situazione che intimoriva gli avversari, l’ambiente: nessuno aveva piacere di giocarci perché la pista era un 18x36 e ovviamente i contrasti e gli scontri erano parecchi».Dall’esaltazione alla tremenda delusione del 1990. Quindici giorni prima a Lodi era finita addirittura 5-0 per i giallorossi, che per il retour match dei quarti di Coppa Cers furono seguiti al “Dal Lago” da oltre 200 tifosi (per far avere loro i biglietti si mosse addirittura la questura novarese), gasati anche dal 5-2 inflitto agli azzurri pochi giorni prima in campionato. E dopo 3 minuti segnò proprio Citterio: «Fu un bel gol, arrivai davanti al portiere, mi sembra Cunegatti (in realtà Turchetto, ndr), su lancio di Aldo Belli e lo infilai: 5-0 all’andata e 1-0 subito all’inizio del ritorno non era male. Invece finì nel peggiore dei modi: non ho paura a dire che fu la più grande delusione della mia carriera, superiore anche a quando mi sfuggì uno scudetto che credevo ormai vinto». Di quella sera maledetta Citterio, come il sottoscritto, conserva ricordi incancellabili come le provocazioni dello stesso Turchetto ai tifosi lodigiani e gli errori di Parasuco («Diciamo che non era in una delle sue migliori serate...»). Ma racconta un aneddoto che forse pochi conoscono: «Nonostante le mie remore, prima della partita Mario Rubio mi disse: “lascia a me la marcatura di Amato”. Finì che Franco segnò sette gol, tutti dalla stessa parte, praticamente tutti uguali».Citterio non è lodigiano, ma la rivalità Lodi-Novara l’ha vissuta come se lo fosse stato, sposando in toto la fede giallorossa in un confronto spesso impari per la potenza economica degli azzurri e reso invece (a volte) equilibrato proprio dalla rabbiosa passione che dagli spalti si trasferiva in pista, dando ai giocatori dell’Amatori quel “qualcosa” in più. «Io venivo da Monza, dove forse la rivalità era ancora maggiore perché negli anni Sessanta le due città si giocavano gli scudetti - racconta adesso il “Citt” -. Ma Lodi è sempre stata una piazza diversa, perché vive l’hockey con grande calore, accentuando la passione al massimo». E lui, un po’ per il fisico gladiatorio e un po’ per il carattere focoso, si è calato nella parte del paladino giallorosso, andando a volte anche sopra le righe. In tanti anni di Lodi-Novara si è reso protagonista di qualche episodio non proprio edificante: «Ricordo che una volta rientrando negli spogliatoi ho mulinato il bastone tra alcuni spettatori che, diciamo, non mi volevano troppo bene - dice -. Un’altra invece mi sono seduto in mezzo alla pista aspettando che finissero gli scontri sugli spalti. Un’altra ancora durante la partita ho preso la mira e ho tirato la pallina verso un tifoso novarese che non mi stava troppo simpatico... Insomma, diciamo che, al di là dei risultati o degli episodi, quelle erano belle partite da giocare». E l’ultima volta che chi scrive è stato al “Dal Lago” era proprio con il “Citt”; gli si avvicinò uno degli storici tifosi della “Legione” azzurra e gli disse: “Roberto, quando giocavi tu sì che erano partite...”. Manca ancora qualcosa, perché a Novara la passione è scemata e a Lodi il “nemico” per antonomasia ora è il Valdagno, ma forse siamo sulla strada buona per ritrovare un po’ di rivalità.

Marco Opizzi

Dal “massacro di Fort Lodi” del 1985 al clamoroso 10-1 che beffò i lodigiani

La più bella e la più brutta? Parlando di quasi quarant’anni di hockey è difficile dirlo con certezza, ma quell’Amatori-Novara del 1985 e quel Novara-Amatori del 1990 sono stati forse il picco più alto e quello più basso delle grandi sfide tra giallorossi e azzurri dal 1970 a oggi. Il 9 marzo 1985 al “Revellino” arrivò un avversario forse troppo rinnovato ma comunque fortissimo nel suo quintetto titolare con Ricci in porta, Colamaria, il compianto Dal Lago, Massimo Mariotti e Marzella esterni (in panchina con coach Battistella c’erano Asperi, Cardoso, Lodigiani, Ferrari e Osenga). Per contro l’Amatori di Rinaldo Uggeri era una squadra “da battaglia”, con Saccò tra i pali, la coppia Citterio-Rosado in difesa e Rollino al fianco di Belli in attacco (Gasparini, Nava, Campolungo, Piccolini e Ghizzoni i panchinari). Sulla carta non c’era storia. Invece Aldinho segnò l’1-0 a pochi secondi dall’intervallo e raddoppiò all’8’ della ripresa; dopo la rete di Cardoso, fu Danilo Nava a rilanciare la fuga giallorossa, completata da altri due gol di Belli per un 5-1 clamoroso. E contestatissimo, visto che addirittura il Novara presentò un reclamo per le... troppe botte prese dai suoi giocatori: Marzella e Dal Lago uscirono infortunati, Mariotti per evitare guai. Il 17 marzo 1990 al “Dal Lago” la squadra allenata dalla coppia Dalceri-Rubio, dopo aver vinto 5-0 all’andata e dopo aver segnato il primo gol con Citterio al 3’, crollò e venne eliminata: uno scatenato Franco Amato pareggiò al 6’ e firmò altre due reti prima dell’intervallo; nella ripresa altri quattro gol del bomber pugliese, due di “Bibi” Milani e uno di Roberto Crudeli fissarono sul tabellone un 10-1 che resta tra i più tristi ricordi dell’intera storia sportiva lodigiana. L’arbitro svizzero Inler ci mise del suo, ma quell’Amatori dimostrò soprattutto una clamorosa fragilità psicologica nonostante i grandi nomi: il quintetto titolare era infatti niente meno che Parasuco tra i pali, Rubio e Citterio in difesa, Marzella e Belli in attacco (Pier Baffelli, Lupianez, Paoli, Giaroni e Nava i panchinari). Per contro il Novara si schierò con Turchetto, Crudeli, Milani, Amato e Chiarello (Givoni, Rodriguez, Nunes e Bernardini in panca agli ordini del “professore” Giambattista Massari).

L’attaccante biancazzurro è stato per tanto tempo un vero e proprio incubo dei lodigiani

Amato: «Quell’entusiasmo ti esaltava»

LODI - Quelli che... quando Lodi-Novara valeva lo scudetto. «Bei tempi», ricorda Franco Amato, bomber biancazzurro e incubo dei tifosi giallorossi. «La prima sfida l’ho giocata al “Revellino” nell’86 - attacca -. Era una finale di Coppa Italia, avevo appena 17 anni, e segnai parecchi gol. Mi ricordo il calore incredibile del pubblico lodigiano e quella pista dove sentivi il fiato degli spettatori sul collo. Sempre quell’anno giocammo la semifinale scudetto decisa dal “golden gol” di Chico Rodriguez. Era il Novara di Parasuco, Colamaria, Dal Lago, Cairo e Bernardini: quella fu una partita indimenticabile».Tante le sfide indimenticabili di quegli anni, ma spesso l’ago della bilancia era a favore dei piemontesi: «In effetti abbiamo vinto quasi sempre, ma ricordo anche qualche sconfitta pesante. Al “PalaCastellotti” in una semifinale di Coppa Cers perdemmo per 5-0 contro l’Amatori di Belli e Marzella (era il 1990, ndr). Poi però nel ritorno ribaltammo il risultato: dopo il gol in apertura di Citterio la partita finì 10-1». Quando si trovava davanti i colori giallorossi Amato si scatenava: «Ho segnato parecchi gol a tante squadre, ma con l’Amatori in effetti riuscivo a esaltarmi. Sulle motivazioni dei giocatori in quegli anni influiva il calore del palazzetto da una parte e dall’altra. Lodi aveva un grande pubblico, lo ha ancora oggi, ma in quegli anni anche a Novara c’era il palazzetto gremito. E quando giochi davanti a così tanta gente ti esalti».Proseguendo nei ricordi Franco Amato si sofferma su una finale scudetto degli anni Novanta: «In quella partita ho segnato uno dei gol più belli della mia carriera. In pista c’erano due grandissime squadre: i due Mariotti, Crudeli e Bernardini da una parte, Cupisti, Cinquini, Bertolucci e Gonella dall'altra. Ricordo di aver attraversato tutta la pista, di aver saltato tutti gli uomini di movimento e insaccatto alle spalle di Cupisti. Anche il pubblico di Lodi mi applaudì e quel gol fu poi mandato in onda alla “Domenica Sportiva”. Un’emozione indimenticabile». Amato non ha mai avuto la possibilità di venire a giocare per il Lodi: «In effetti sono stato contattato parecchie volte, ma il Novara non mi ha mai mollato. A Novara in quegli anni si costruivano squadre per vincere sempre e abbiamo ottenuto grandi risultati. C’è un grosso rammarico: purtroppo abbiamo solo sfiorato la Coppa Campioni, ma in quegli anni era durissimo andare a giocare in Spagna e Portogallo. Ora i tempi sono cambiati e alcuni miei ex compagni sono riusciti a portare in Italia quella coppa con il Follonica: sono contento per loro». Domani sera Amato sarà al palazzetto ma la sfida tra Novara e Lodi avrà un altro sapore: «Sarà tutta un’altra cosa - chiude il bomber - Non ci sarà la cornice di un tempo e non si giocherà per gli obiettivi di una volta. Purtroppo negli ultimi anni questo sport non ha saputo esprimere giovani del calibro di quei tempi».

Mario Raimondi

 

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