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18 Ottobre 2007

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18 Ottobre 2007

Hockey su pista

Il 64enne portiere del tricolore del 1981 è tornato a Lodi sabato e ha visto all’opera i giallorossi

Fontana si tiene stretto il “suo” scudetto

«Questo Amatori è forte, ma non può competere per il titolo»

LODI - Per “sua maestà” Antonio Livramento è stato il più grande portiere del mondo. Con la maglia dell’Amatori vinse nel 1981 l’ormai storico scudetto e l’anno successivo disputò la finale di Coppa dei Campioni contro l’invincibile Barcellona. Checco Fontana, il portiere del grande Amatori, ora arzillo 64enne, è tornato a Lodi a ormai cinque lustri anni da quel biennio di successi trascorso da giocatore in riva all’Adda. Lo ha fatto per vedere all’opera il figlio Giovanni, portiere del Castiglione, autore di una prestazione maiuscola sabato scorso contro l’Amatori Sporting. «Sono molto contento per Giovanni - spiega l’ex campione di Bassano del Grappa -: ha giocato una grande partita e sta raccogliendo i risultati che merita. Evidentemente doveva trovare l’ambiente ideale per potersi esprimere. Penso che oggi come oggi penso che sia uno dei portieri più forti in circolazione insieme a Losi dell’Amatori».Da Checco a Giovanni è passata una generazione: come è cambiato hockey?«Oggi si gioca un hockey molto più agonistico rispetto ai miei tempi. Sono molto importanti la preparazione fisica e la velocità. L’avvento della marcatura a uomo ha rivoluzionato il modo di fare hockey. Una volta c’erano più talenti, oggi è più difficile emergere perché c’è un livellamento medio verso l’alto e un approccio professionale. Oggi giocare a hockey è un po’ più difficile».Al nome di Fontana è legato l’unico scudetto dell’Amatori: cosa ricorda Fontana di quel campionato?«Tutti pensano che quello scudetto lo vinsero i giocatori, ma non fu proprio così. Quella fu la vittoria di tutto l’ambiente: dei tifosi e dell’organizzazione societaria. Alla fine i giocatori in pista sono lo specchio di quel che succede durante tutta la settimana. In quel tempo a Lodi c’erano grandi campioni, ma per quello scudetto furono determinanti l’atmosfera e la fame di vittoria».E di Lodi che ricordi sono rimasti?«Ricorderò per sempre quella pista. Il “Revellino” era un ambiente straordinario per l’hockey: i tifosi facevano sentire il loro fiato a chi entrava in campo. Anche da avversario quel palazzetto aveva un fascino tutto particolare. Tra i compagni ricordo in particolare Rizzitelli con il quale ho condiviso parecchio tempo. E poi la famiglia Gasparini, gente veramente appassionata».Passano gli anni, ma il pubblico di Lodi è sempre tra i più calorosi d’Italia...«Una volta, a Lodi come nel resto d’ Italia, c’erano più appassionati, oggi ci sono più tifosi. Lodi comunque è sempre stata una piazza molto calorosa. Negli ultimi anni sono salite alla ribalta anche città senza una grande tradizione hockeistica alle spalle e molta gente si è avvicinata a questo sport senza averne una conoscenza approfondita. Insomma, negli anni Ottanta sugli spalti c’erano molti più intenditori».Oggi Fontana è il team manager del Roller Bassano, quindi è sempre nell’ambiente: chi vince lo scudetto?«Domanda difficilissima. Sarà una lotta tra Bassano e Follonica, ma è impossibile fare pronostici. Posso dire che non ci sono altre squadre in grado di impensierire veneti e toscani. Lo stesso Amatori Lodi mi sembra ben attrezzato, ma non in grado di lottare per lo scudetto. Il Bassano ha una rosa incredibile: potrebbe allestire due formazioni in grado di lottare per il vertice, ma incredibilmente fallisce nei momenti decisivi. Evidentemente non è solo una questione legata al valore dei giocatori».Passano gli anni ma Fontana ricorda sempre quella partita tra Pordenone e Amatori, quella della famosa frase di Livramento...«I giallorossi vinsero contro di noi proprio con un gol del portoghese, che mi beffò con un tocco d’astuzia, ma io feci una grande prestazione e lui alla fine si avvicinò e mi disse: “tu sei il più grande portiere che ho incontrato”».E se lo ha detto Livramento…

Mario Raimondi

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