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31 Gennaio 2008 Hockey su pista - Serie A1 Il campione d’Italia con l’Amatori nel 1981 evidenzia l’atletismo estremo del gioco attuale «Il mio hockey era tutta un’altra cosa» Fabio Rizzitelli è tornato a vedere una partita a Lodi dopo 20 anni LODI - «Mi fa piacere vedere tanta gente al palazzetto, ma ai miei tempi l’hockey era un’altra cosa. Al “Revellino” si vivevano emozioni particolari e in alcune partite quando segnavi tremava anche la pista». Parole di Fabio Rizzitelli, storico campione d’Italia con la maglia dell’Amatori nel 1981, che per la prima volta e un po’ a sorpresa si è presentato martedì sera al “PalaCastellotti” in occasione di Amatori-Trissino: erano vent’anni che non vedeva una partita a Lodi. Una vita dedicata allo sport per il 50enne originario di Sandrigo (ma cresciuto hockeisticamente a Breganze) che dopo aver abbandonato la pista ha iniziato una brillante carriera nel mondo del calcio sino a diventare segretario generale dell’Atalanta. «Non ricordo di aver visto altre partite in questo palazzetto - spiega Rizzitelli -. Ci ho giocato un paio di volte negli ultimi anni della mia carriera, ma non ero mai stato qui a vedere l’Amatori».Che effetto le ha fatto rivedere quelle maglie giallorosse con le quali ha vinto uno scudetto?«A Lodi ho trascorso una parte importante della mia vita. Un periodo che risale a 25 anni fa, ma che ricordo volentieri. Ho notato ancor oggi in pista giocatori che erano agli inizi della loro carriera quando io stavo per chiudere con l’hockey giocato: mi ha fatto un certo effetto. Questo forse non è molto positivo per l’hockey e mi fa pensare di aver smesso un po’ troppo presto».Com’è cambiato l’hockey in questi anni?«Oggi l’aspetto fisico è molto importante, come del resto in molti altri sport. Ai miei tempi non c’era tutta questa preparazione atletica. Quando si sviluppano molto le qualità fisiche però è difficile far emergere quelle tecniche».E il movimento hockeistico come si è sviluppato?«Non so se è cresciuto anche perché raramente vado a vedere delle partite. In media una ogni due anni. Ai nostri tempi c’era, soprattutto a Lodi, una passione incredibile. Una volta la partita di hockey era un avvenimento più folcloristico: ricordo ancora l’emozione provata durante un derby infuocato con il Monza».Dopo l’esperienza a Lodi cosa ha fatto?«Ho giocato per altri quattro anni a Bassano e per uno a Trissino. Ho smesso di giocare a 33 anni. Forse avrei potuto giocare qualche anno in più, ma ho pensato anche al mio futuro. Ho provato ad allenare, ma la mia esperienza in panchina è durata un anno e mezzo a Valdagno».E dopo l’hockey?«Ho iniziato, contemporaneamente all’esperienza di tecnico a Valdagno, a lavorare nel settore amministrativo del Vicenza Calcio. Poi per questioni di tempo ho abbandonato l’hockey e mi sono dedicato completamente al calcio che a livello professionistico offre sicuramente più possibilità. Sono diventato segretario generale del Vicenza, poi dopo un po’ di anni sono passato all’Atalanta».È più divertente il calcio o l’hockey?«Il calcio per me è una professione. Non mi piace particolarmente fare lo spettatore; lo sport preferisco praticarlo in prima persona». Contro il Trissino che impressione le ha fatto l’Amatori?«Non posso esprimere giudizi. È la prima volta che vedo l’Amatori dopo tanto e non ho termini di confronto. La squadra di Lodi non mi è sembrata molto dinamica. Il Trissino è una formazione giovane, atleticamente molto preparata, e ha avuto il merito di non mollare sino alla fine». Mario Raimondi “Tolleranza zero” contro il gioco sporco, è la ricetta per un ritorno allo spettacolo Amatori-Trissino, un ritorno al passato all’insegna dello spettacolo. La sfida di martedì sera ha ricordato molto da vicino le gare emozionanti e infuocate che si vivevano al mitico “Revellino” ormai più di vent’anni fa. Merito del “nuovo”, anzi “vecchio” modo di dirigere l’incontro messo in atto dai due arbitri Da Prato ed Eccelsi, che ha portato a ben 8 cartellini blu e un totale di sei punizioni di prima (cinque in favore dell’Amatori) e un rigore. Questi due signori di Viareggio e Novara sono stati infatti i primi ad applicare alla lettera le nuove indicazioni arbitrali fornite dalla federazione appena due giorni prima in una riunione tra arbitri e allenatori di Serie A1 e A2, dalla quale è emersa la volontà di seguire con rigore e fermezza il regolamento dell’hockey su pista: “tolleranza zero” per favorire lo spettacolo e tutelare i giocatori di maggior talento. Il regolamento non cambia di una virgola, semplicemente dovrà essere applicato con maggior rigidità: per esempio, se il portatore di palla va all’angolo e viene spinto e colpito col bastone la sanzione è blu diretto e punizione di prima; la spinta contro la balaustra, molto frequente nell’hockey, prevede il blu diretto e la punizione di prima. E poi ancora agganci alla gamba o al pattino di un giocatore, sgambetti o bastonate sulle mani e bastonate sui pattini che causino la caduta di un giocatore, sono tutti casi per cui è previsto il blu diretto e la conseguente punizione di prima. «Direi che l’hockey italiano ha sempre avuto una sua peculiarità che era quella dello spettacolo e della tecnica - spiega a tal proposito il segretario della Lega Cesare Ariatti - e la riunione di domenica è stata da noi fortemente voluta proprio per seguire questa direzione. Il regolamento è lo stesso ormai da vent’anni, ma troppo spesso non veniva applicato nella maniera corretta: io ho spinto molto sugli arbitri affinché d’ora in poi venga seguito alla lettera al fine di aumentare lo spettacolo e tutelare in parte i giocatori tecnici che sono l’essenza del nostro sport. Gli allenatori hanno dimostrato disponibilità in tal senso e hanno capito, ora dobbiamo solo attendere che il tutto venga messo in atto con continuità». Rinaldo Uggeri in tribuna martedì sera al “PalaCastellotti”, commenta così questa inversione di rotta o retromarcia: «Mi sembrava di vedere una partita di vent’anni fa, con tre giocatori in pista e addirittura cinque espulsi contemporaneamente, cosa piuttosto rara. Di sicuro così si favorisce lo spettacolo, ma bisogna stare attenti a non esagerare». Amatori-Trissino è stato il primo capitolo della “tolleranza zero”: ora non resta che aspettare le prossime gare per capire se ci sarà un seguito. |
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