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5 Aprile 2007

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5 Aprile 2007

Hockey su pista - Serie A1

L’allenatore giallorosso analizza la stagione in attesa che la società decida il suo futuro

«Il mio Amatori è stato bravo lo stesso»

Perin promuove la sua squadra malgrado il nono posto finale

LODI «Sì, martedì sera è andata male, ma nel complesso la nostra è stata sicuramente una stagione positiva». Non ha dubbi Andrea Perin. Qualche rimpianto, è ovvio, perché quando perdi la qualificazione ai play off per un punto vai a riavvolgere tutto il film del campionato e ti accorgi che, sì, qualche episodio ha girato storto o tu non hai fatto tutto quello che serviva per farlo, quel punto. Ma dubbi no. «L’inizio è stato brutto - ammette il 40enne allenatore dell’Amatori il “day after” la (tutto sommato pacata) delusione per il sorpasso subìto in extremis dal Trissino -, ma il finale è stato ottimo». Sì, la stagione giallorossa racconta di qualche balbettio nelle prime fasi ma anche di un bel crescendo finale che ha portato la squadra a sfiorare lo storico traguardo della post season. Ai play off andrà invece il Trissino e Perin rende onore agli avversari: «Se lo sono meritato. Nel finale hanno avuto un calo notevole, ma all’inizio hanno fatto davvero bene, pareggiando col Bassano e vincendo col Prato».Eccoli, i dettagli fondamentali: all’Amatori sono mancati proprio gli exploit...«Abbiamo battuto il Valdagno in quello che è stato l’apice della nostra stagione - ribatte Perin -, ma è stato un lampo. Da allenatore sono più contento per la continuità espressa nell’ultimo mese e mezzo, quando abbiamo dimostrato di essere una squadra».Da cosa è dipeso?«Da tante cose. È un dato di fatto comunque che siamo migliorati quando io ho smesso di giocare, perché probabilmente mi sono concentrato di più sulla gestione della squadra. È ovvio che sia dispiaciuto non poter più scendere in pista, ma è il destino di ogni sportivo».È cresciuto molto Medina...«È vero, nel finale ha dimostrato di essere il giocatore che io so che è. Prima in effetti non ha reso secondo le sue capacità, forse perché ha sentito troppo la pressione di giocare davanti a 1500 spettatori o forse perché si è preso più responsabilità in pista di quelle che gli avevo dato io. Ma alla fine ha giocato bene».Anche per gli altri titolari è stata una buona annata?«Passolunghi ha fatto bene - analizza l’allenatore vicentino -. Deve crescere, ma non dimentichiamo che ha solo 23 anni e che a quell’età un portiere non ha ancora la maturità sportiva».Tra gli altri esterni spiccano i 51 gol di Brescia e la continuità di Motaran...«Ariel è il classico giocatore d’area, il finalizzatore: non puoi chiedergli certe cose e devi giocare tu in un certo modo per lui. Ma ha lavorato parecchio migliorando molto in difesa: e non è un caso se siamo cresciuti come squadra quando lui ha fatto progressi in marcatura. Marco è cresciuto fisicamente e tecnicamente, ma soprattutto ha capito molte cose. Ha ancora margini enormi di miglioramento, ma ha anche una voglia di lavorare impressionante. Direi che anche il campionato di Achilli è stato positivo. Certo, ha avuto una serie di infortuni incredibile e non è facile trovare la condizione, ma per me è stato utilissimo».E Perin?«Come dicevo mi spiace essere stato costretto a smettere (la società a un certo punto lo ha “invitato” a non mettere più i pattini per fare spazio ai giovani, ndr) e anche martedì mi mangiavo le mani perché avrei voluto dare una mano in pista. Ma fa parte del gioco. So che la squadra ha segnato molti gol e ne ha subiti ancor di più, ma è la mia mentalità: preferisco attaccare e poi tornare in difesa, piuttosto che gestire la pallina. Al di là dell’aspetto sportivo e indipendentemente dal fatto se sarò riconfermato o no (il presidente D’Attanasio per l’anno prossimo ha contattato Colamaria, ndr), questa esperienza lodigiana per me è stata importante: raramente in passato mi sono trovato così bene in un posto. Non posso dire: “Ho allenato a Lodi, me ne vado tranquillamente e senza rimpianti da un’altra parte”. Non sarebbe vero, perché qui ho trovato un ottimo ambiente e tanti amici. Ribadisco: indipendentemente dal fatto se l’anno prossimo sarò ancora qui o no».Impossibile non parlare delle riserve della squadra e del pubblico del “PalaCastellotti”...«Beh, Giuditta può giocare in A1 se è a posto fisicamente; purtroppo in questo finale di stagione non lo era. I giovani invece devono impegnarsi se vogliono fare strada. L’hockey come ogni sport è sacrificio, non divertimento: ti diverti solo quando raggiungi i risultati, ma per raggiungere i risultati serve la predisposizione alla fatica. Ai ragazzi dico di prendere come esempio Motaran, che non è poi molto più vecchio di loro: Marco non gioca a hockey, lavora a hockey. E continua a migliorare».E il pubblico?«Io dico che Lodi è la miglior piazza in assoluto. È facile fare 1500 spettatori a Follonica; invece se avessimo qui una squadra del genere non basterebbe il palazzetto. Noi da parte nostra siamo contenti e fieri per essere riusciti a incrementare ancora un po’ le presenze».Il futuro?«E chi lo sa? Io sono convinto che questa squadra con un innesto possa fare bene».Con Perin in panchina?«Ripeto: non lo so. So solo che ci troveremo la prossima settimana. L’unica cosa che spero è che mi facciano sapere in fretta le loro intenzioni. Intanto faccio pubblicamente i complimenti all’Ash promossa in Serie A1: erano favoriti, ma vincere non è mai facile. E poi credo che il derby farà ulteriormente crescere l’interesse per l’hockey a Lodi».

Marco Opizzi

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