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6 Dicembre 2007

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6 Dicembre 2007

Hockey su pista

I ricordi di quattro lodigiani protagonisti nel 1978 al “Revellino” dello storico trionfo in Coppa Italia

«Forza Amatori, ripeti la nostra impresa»

Belli, Severgnini, Dalceri e Grandi: «Fu tutto merito di Livramento»

LODI - Amatori, così si vince la Coppa Italia. Parola di quattro dei lodigiani che nel lontano 1978 per la prima e unica volta nella storia dell’hockey cittadino conquistarono il trofeo tricolore. I giallorossi se lo aggiudicarono pareggiando per 2-2 la gara di andata a Giovinazzo e vincendo agevolmente per 7-1 al ritorno al “Revellino”. Era l’Amatori del portoghese Antonio Josè Livramento, probabilmente il più grande talento di tutti i tempi, recentemente scomparso, e quello in cui muoveva i primi passi l’astro nascente Aldo Belli, che sarebbe diventato poi il più forte giocatore lodigiano di tutti i tempi. E proprio Aldo Belli, allora poco più che quindicenne, ricorda alcuni momenti di quella stagione: «In quella finale al “Revellino” - spiega “Aldinho”, il cui soprannome venne coniato proprio a quei tempi da Livramento - ho messo a segno una doppietta, ma gran parte del merito va proprio ad Antonio che mi smarcò davanti alla porta. Il portoghese proprio in quell’anno decise di togliermi dal campionato riserve per portarmi stabilmente in prima squadra. Ricordo in particolare le mie prime partite a Forte dei Marmi e a Follonica. Erano gli anni in cui si stava affermando una nuova generazione di campioni come Marzella, Turturro, Colamaria, Citterio e Pardini. Il nostro faro in pista e fuori era sicuramente Livramento: vederlo giocare anche dalla panchina era sempre uno spettacolo. Da lui ho imparato tantissimo e grazie a lui a Lodi è nata una tradizione hockeistica di un certo livello. Della finale con il Giovinazzo ho ancora impresso la scena di un giocatore pugliese aggrappato ai suoi pantaloncini per fermare una sua azione travolgente. Di quel gruppo però vorrei anche ricordare la classe immensa di Sergio Franchi e la determinazione di Tiziano Facchini, uno dei difensori più arcigni dell’epoca. Purtroppo alcuni ragazzi che facevano parte di quel gruppo oggi non possono più ricordare la nostra impresa: in particolare il mio pensiero va a Carlo Fraccapani, con il quale ho condiviso la mia gioventù alla Maddalena. Il “Revellino” aveva un fascino tutto particolare: era come un ring sul quale la squadra riusciva a dare sempre tutto. Il pubblico era tra i migliori d’Italia, ma questo per Lodi non è una novità: anche oggi l’Amatori può contare su un grandissimo pubblico». Di quella squadra era una colonna Marino Severgnini, soprannominato “Hombre”, che con Facchini formava la linea difensiva: «Non è facile ricordare dettagli di quasi trent’anni fa - racconta il capitano dell’Amatori dello scudetto del 1981 -. In quella Coppa Italia però non abbiamo perso neanche una partita. A Giovinazzo ci siamo limitati a controllare il risultato; a Lodi abbiamo vinto abbastanza agevolmente. In semifinale invece ci ha dato una grossa mano Grandi, che a Breganze ha parato tutto. L’Amatori era una squadra di professionisti con un grande trascinatore come Livramento, che resterà nella storia come il più grande di tutti i tempi». In porta c’era un altro lodigiano doc, Oliviero Dalceri: «Ero uno degli uomini di maggior esperienza, ovviamente dopo Livramento - spiega il portiere lodigiano -. Avevo giocato per anni in Nazionale disputando Mondiali ed Europei. Di quella finale ricordo un gol di mano che subimmo a Giovinazzo, dove però riuscimmo a chiudere in parità. A Lodi invece non ci fu partita e Livramento ci trascinò alla vittoria. Avremmo potuto fare di più anche in campionato, ma Antonio subì una lunga squalifica che condizionò il nostro cammino. Alla fine arrivammo nelle prime quattro, ma con grosso rammarico. Il pubblico a quei tempi era molto passionale anche perché si giocava un hockey diverso da quello di oggi: non c’erano tatticismi e le squadre si davano battaglia correndo per 50 minuti. Negli ultimi anni non ho seguito molto l’hockey, ma alla finale di martedì non mancherò». Anche Giancarlo Grandi, vice di Dalceri e grande amico di Livramento, ricorda con entusiasmo quella stagione: «Quella vittoria è stata una grande soddisfazione, ma spero che martedì l’Amatori possa bissare il successo, almeno mio nipote Alessandro Folli non avrà più nulla da recriminare nei miei confronti - attacca ridendo l'ex portiere lodigiano -. Di quella Coppa Italia ricordo in particolare la gara di Breganze, quando sul 3-0 per i veneti Livramento mi mise in porta e vincemmo per 4-3 qualificandoci per la finale: quella sera ho parato di tutto. Anche col Giovinazzo ho giocato qualche minuto, ma quando ormai il risultato era acquisito. Dopo quella vittoria ho riaccompagnato Livramento in Portogallo e mi sono reso conto che era considerato un monumento, secondo solo a qualche grande campione di calcio. A Lodi Antonio ha dato tantissimo e penso che difficilmente sulle piste si rivedrà un talento del genere».

Mario Raimondi

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