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9 Maggio 2007

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9 Maggio 2007

Hockey su pista - Serie A1

Il 34enne di San Paolo è ufficialmente un giocatore giallorosso: «Grande squadra e grande pubblico»

«Andremo ai play off e poi in Europa»

Karam firma un triennale e prevede un futuro radioso per l’Amatori

LODI - «Siamo qui per aprire un ciclo di play off e coppe europee». Non usa mezze parole Alan Karam. Nel giorno in cui finiscono le voci di mercato e l’Amatori ufficializza il suo acquisto tramite il sito Internet, il 34enne attaccante brasiliano lancia il grido di battaglia, pronto a riportare Lodi dove tutto il mondo hockeistico giura che debba stare. Nei play off e in Europa, appunto.Nato a San Paolo il 5 marzo 1973, Alan Karam ha vissuto più di metà della sua vita in Europa. Sbarcato 17enne in Italia, a Thiene, ha giocato poi sei stagioni a Salerno, quindi è andato in Spagna, prima al Reus e poi al Vilanova; il successivo ritorno in Italia lo ha visto per quattro stagioni al Bassano; due campionati in Portogallo, al Benfica, hanno preceduto il nuovo sbarco nel Belpaese, questa volta a Novara, dove ha giocato gli ultimi due tornei. Per l’Amatori ha firmato un triennale. «Beh, l’Italia è un po’ la mia seconda casa - racconta lui al telefono nel suo primo giorno da giallorosso -: qui da voi sono diventato uomo, mia figlia è nata a Salerno, insomma ho un legame importante con la vostra terra. Certo, in Brasile fa caldo, la mia famiglia è là: non posso dire che non mi manchi la mia patria. Ma non sento la “saudade” come molti miei connazionali, perché qui da voi mi hanno sempre trattato bene dappertutto».Ma cosa ci fa un brasiliano in Italia?«Beh - ride Karam -, va a Milano al festival latinoamericano...».E perché un brasiliano gioca a hockey?«Diciamo che in Brasile non è come in Argentina, anche se poi bisogna precisare che l’hockey argentino è praticamente solo a San Juan; ma anche da noi c’è una bella tradizione: ai miei tempi a San Paolo c’erano una quarantina di società; adesso sono pochissime, perché questo è uno sport che costa».C’è stato subito l’hockey nella vita di Alan Karam?«In realtà io giocavo a pallone, ed ero anche bravino: sono stato anche nei Pulcini del Corinthians. Giocavo in attacco e avevo i piedi buoni, tanto che a 11 anni venivano a prendermi a casa per portarmi alle partite; però agli allenamenti non andavo mai...».E allora?«A San Paolo vicino a casa mia c’era una pista di hockey. Ho provato e ho capito che era il mio sport. Mi allenavo sei ore al giorno: due con la squadra della mia categoria, poi altre due con i più grandi e infine altre due con quelli più grandi ancora. Ho giocato nel Portuguesa, nel Palmeiras e poi quattro anni a Sertaozinho, che è una città all’interno dello stato di San Paolo a 350 chilometri dalla capitale, dove hanno giocato i Mondiali nel 1986 (vinti dall’Italia, ndr)».Pentito della scelta?«Scherzi? Assolutamente no, ho avuto una buona vita, ricca di soddisfazioni. E poi nel calcio non basta essere forti, per fare strada bisogna essere i migliori dei migliori. Chiedi a un ragazzo qualsiasi che gioca a hockey se vuole cambiare sport: non lo farà per tutti i soldi del mondo, perché giocare a hockey è troppo bello».A Lodi qualche euro lo prenderai...«Sì, ma non sono qui per soldi. La società mi aveva già contattato l’anno scorso, ma avevo risposto che non dovevano nemmeno farmi una proposta perché io avevo un accordo con il Novara e sono uno che mantiene la parola. Quest’anno il mio contratto era in scadenza e quando i dirigenti mi hanno chiamato ho detto una cosa sola».Cosa?«Di illustrarmi un progetto vincente. E davanti a un progetto vincente non ci sarebbe nemmeno stato da discutere sui soldi».E allora?«Allora sono qui, dopo aver detto no ad altre offerte tra cui quella interessante del Trissino, perché quello che mi ha detto il presidente D’Attanasio mi ha convinto. Questa è una bella squadra, un bel giocattolino».Cioè?«Io dico che a livello di quintetto titolare non siamo secondi a nessuno in A1. Con Polverini ho giocato tre anni a Salerno e abbiamo fatto qualcosa di incredibile, portando la squadra in Champions League e a un passo dalla finale scudetto: Franco è un grande giocatore e una grande persona. Di Crudeli non posso dire che altrettanto, visto quello che abbiamo fatto quest’anno a Novara. E Brescia è il completamento ideale della squadra, perché che noi siamo tre giocatori di movimento e lui uno d’area: noi avremo molto spazio dietro e visto che spesso saltiamo l’uomo vedrete che Ariel farà ancora più gol dell’ultimo campionato».Se alla squadra aggiungiamo il pubblico e la passione di Lodi...«Avete un ambiente eccezionale, paragonabile solo a quello di Follonica, Bassano o Viareggio, ma bisogna tenere conto che là c’erano squadre di vertice, mentre a Lodi facevate 1500 spettatori anche senza lottare per vincere. Con me e questa città e questa tifoseria c’è sempre stata simpatia reciproca: non ho dimenticato i cori nei miei confronti all’All Star Game».Dove può arrivare allora l’Amatori?«Beh, noi tutti siamo qui con un progetto ben preciso: cominciare un ciclo. L’obiettivo è fare subito i play off e poi le coppe europee. A Lodi c’è voglia di fare bene, forse manca la classica ciliegina sulla torta».Cioè?«Beh, anche a Novara quest’anno avevamo un grande quintetto, ma alla fine non è stato sufficiente perché quando siamo arrivati ai play off eravamo malmessi. Squalifiche e infortuni sono all’ordine del giorno, soprattutto su una pista come quella di Lodi che non “tiene” molto: è scivolosa e farsi male è facile. Diciamo che l’anno prossimo vi divertirete parecchio, e di questo non dubitate. Ma vi divertirete molto di più se il presidente farà un ultimo sforzo per comprare un altro giocatore del nostro livello».Più chiaro di così...

Marco Opizzi

È il primo brasiliano dell’hockey a Lodi, l’Argentina batte il Portogallo per 17-3

Alan Karam è il primo brasiliano nella storia dell’hockey lodigiano. Se in città il calcio ha avuto il suo Toninho grazie al Fanfulla e la pallavolo nel recente passato ha accolto la Conselheiro nella Mariani, per lo sport delle rotelle è il primo sbarco in Brasile. La maggior parte degli stranieri di Amatori e Hockey Club negli anni Ottanta e Novanta e dell’Amatori Sporting negli ultimi campionati era infatti argentina: ben 17 su 22. Se il primo straniero a Lodi fu il grandissimo Antonio Livramento nel 1976 e il terzo e il quarto furono nell’ordine Victor Rosado e Antonio Rocha, tutti portoghesi, poi in giallorosso giocarono solo argentini: Carlos Coria, Jorge Luz, Mario Rubio, Nelson Jaime, Javier Lupianez e Osvaldo Gonella. Più vario il caleidoscopio dell’Hockey Club Lodi, che nelle sue fila ha schierato sì sette argentini (gli stessi Rubio e Luz, oltre a Raul Moreta, Miguel Belbruno, Carlos Carpinelli, Edoardo Paez e Mario Cortes), ma anche un portoghese (Rocha), uno spagnolo (Jorge Valverde) e un cileno (Espinosa), arrivando a sfiorare addirittura uno sbarco in Africa: l’angolano Dos Santos Junior Domasio venne a Lodi per effettuare un provino, ma fu scartato. Solo argentini infine nel recente passato dell’Amatori Sporting: dopo Gonella arrivarono Max Salinas, Leandro Laciar, Luis Forto, Esteban Rocchetti per finire con Ariel Brescia e Javier Medina.

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