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9 Ottobre 2007

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9 Otobre 2007

Hockey su pista - Coppa Italia

L’attaccante brasiliano dell’Amatori lancia la sfida al Follonica: «Importante il ritorno a Lodi»

Karam non si accontenta di partecipare

«È bello giocare le finali, ma è ancora più bello vincerle: ci proviamo»

LODI - La faccia sorridente dell'Amatori che se ne va dritto in finale di Coppa Italia a sfidare i supercampioni del Follonica è quella di Alan Karam, uno dei grandi protagonisti del girone di semifinale con un gol pesantissimo contro il Castiglione e una splendida doppietta nel derby con l'Ash. «Onestamente quasi nessuno si aspettava di arrivare a giocarci una finale così presto - racconta l'asso brasiliano -. Siamo molto felici di aver raggiunto questo traguardo che a Lodi mancava da tanti anni, adesso però dobbiamo ritornare con i piedi per terra e continuare a lavorare come abbiamo fatto finora, perché come ha detto il presidente non abbiamo ancora vinto nulla. E poi le finali è bello giocarle, ma è ancora più bello vincerle». Certo è che i primi frutti della gestione Crudeli si vedono: «Ottenere questi risultati dopo solo un mese e mezzo di lavoro è stata una piccola impresa - prosegue Karam -, tenendo conto che la squadra è nuova e che risente ancora dei carichi di lavoro della preparazione. Come ho già detto siamo solo al 50 per cento delle nostre potenzialità e possiamo ancora crescere molto. Dobbiamo guardare avanti un passo alla volta e migliorare di partita in partita: la squadra è forte, ha grandi qualità e può giocarsela alla pari con chiunque». Il 34enne brasiliano sottolinea il grande carattere mostrato dall'Amatori in queste prime uscite stagionali: «Una delle cose migliori che ho notato in queste prime partite è stato il grande carattere e la voglia di lottare tutti insieme che ha dimostrato questo gruppo. Quando eravamo in difficoltà e i muscoli cominciavano a essere pesanti, ci guardavamo negli occhi e ci dicevamo: ora dove non ce la facciamo ad arrivare con le gambe ci arriviamo con gli attributi. E spesso ce l'abbiamo fatta. Dobbiamo migliorare ancora tanto invece nell'amalgama: pian piano ci stiamo conoscendo, iniziamo a capire le caratteristiche e le esigenze di ogni singolo e come dobbiamo muoverci insieme in pista. Quando avremo affinato anche questa cosa saremo al top. Comunque una cosa è certa: quest'anno di sicuro ci divertiremo». L'affetto della gente di Lodi è una delle cose che più ha colpito l'asso di San Paolo, fiero di giocare davanti a un pubblico del genere: «Sabato sera è stato bellissimo, c'era un'atmosfera magica. Era dai tempi del Benfica che non vedevo un pubblico del genere, loro sono veramente il sesto uomo in pista. Tante squadre hanno l'affetto dei tifosi quando vincono, ma un pubblico come il nostro che ti incita ancora di più quando sei in difficoltà non ce l'ha nessuno. Sono sempre lì con noi e vedono che in pista diamo tutto, lottiamo fino alla fine e non molliamo mai: averli al nostro fianco è molto importante». Nella scorsa stagione a Novara Karam, insieme a Crudeli, sconfisse in campionato il Follonica. Il brasiliano, in vista della doppia finale, prova quindi a individuare i punti deboli dei campioni d'Italia: «Il Follonica si batte sbagliando il meno possibile. È una squadra fortissima che non viaggia a ritmi forsennati, ma che al primo errore ti castiga: sotto quell'aspetto sono letali - chiosa Karam -. Bisogna sfruttare ogni loro minimo errore e buttare dentro più palline possibili: lì possono andare in difficoltà. Giocare in casa il ritorno è importante, ma io prevedo due partite molto tirate e in equilibrio, non gare che finiscono con tre o quattro gol di scarto. Penso che sarà una finale tesa e incerta fino alla fine e noi ce la vogliamo giocare».

Stefano Blanchetti

L’appello dei fratelli Bertolucci: «Non negate le trasferte ai tifosi»

FOLLONICA - Follonica-Amatori: un'inedita finale che sa molto di anni Novanta. Da una parte i lodigiani di Roberto Crudeli di nuovo in finale di Coppa Italia, esattamente come dodici anni fa (l'avversario allora era l'imbattibile Novara), dall'altra il Follonica dei due fratelli Bertolucci che quella sfide con la maglia giallorossa la giocarono e purtroppo la persero ai rigori. Un piacevole e affascinante rendez-vous tra alcuni dei più grandi giocatori italiani di sempre. Il primo pensiero dei due fenomeni toscani va però alla questione tifosi, che nello scorso week end ha creato non poche polemiche nella semifinale di Breganze, con i supporters maremmani obbligati a starsene a casa per ragioni di sicurezza. Dai Bertolucci arriva pertanto un appello al buon senso e a non bloccare le trasferte in vista della finale: «Spero che nessuno ci metta il becco e che lascino fare le trasferte ai tifosi delle due squadre - attacca il 35enne Mirko -: vorrei vedere 300 tifosi del Follonica a Lodi e viceversa. Non facciamo diventare l'hockey come il calcio, perché il nostro è uno sport sano e pulito. Questa finale deve essere una bella festa di sport a prescindere da quello che sarà il risultato finale». «L'hockey va lasciato stare perché è bello così - gli fa eco il 38enne Alessandro -. Qualche anno fa ci si lamentava che non c'era pubblico e ora che c'è si mettono i bastoni tra le ruote. Queste sono due tifoserie che meritano lo spettacolo di una finale e spero che nessuno provi a rovinarlo». Mirko e Ale si dicono poi felici di ritrovare finalmente l'Amatori in una finale che conta: «Per noi è sempre un piacere vedere Lodi in una finale - prosegue Alessandro -: lì abbiamo passato quattro anni bellissimi della nostra carriera. Affrontare l'Amatori da avversario in finale e per giunta con Crudeli in pista mi fa un certo effetto: Roberto, come Massimo Mariotti, è uno che di hockey ne sa, è un vincente ed è l'uomo giusto per riportare in alto questa squadra, proprio come quando giocavamo insieme dodici anni fa con la maglia giallorossa». «Io sono molto legato a Lodi ed è sempre un piacere tornarci - commenta Mirko -. È giusto che una piazza del genere stia ai massimi livelli: Lodi merita e deve giocare sempre delle finali. Mi fa piacere che ci sia arrivato con Crudeli, una persona alla quale devo molto: quando arrivò a Lodi mi impose, mi diede più spazio e quello per me fu l'anno della consacrazione. Ho grande stima nei suoi confronti sempre e comunque e non è un caso che con lui l'Amatori sia tornato a certi livelli». Livelli che Lodi non vedeva dal lontano 1996, quando di giallorosso vestivano Crudeli e i due Bertolucci: gli stessi che tra meno di un mese si contenderanno la Coppa Italia.

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